Teatro del Cimento, Regina Mab e
PallaLunga e Raccontare
Da un’idea di: Raffaele Tomelleri, Giulia Tomelleri e Franco Manzini
Testo di: Giulia Tomelleri e Raffaele Tomelleri
Drammaturgia: Giulia Tomelleri
Bycicle Race (Queen)
Baker Street (Gerry Rafferty)
Marcia di Esculapio (Piero Piccioni)
Anni di Piombo (Virginiana Miller)
Train in Vain (The Clash)
I Will Survive (Cake)
Stranamore (Roberto Vecchioni)
Bomba o Non Bomba (Antonello Venditti)
Rasputin (Boney M.)
“Madonna delle stragi” (Franco Manzini e Giulia Tomelleri)
Heroes (David Bowie)
Com'è Profondo il Mare (Lucio Dalla)
La vita che viviamo, quella che ci passa addosso, è fatta di
quasi, un’unità di misura che spesso sottovalutiamo.
È il 15 aprile 1978. La squadra del Verona viaggia in treno,
alla volta della capitale, per disputare una partita di
campionato contro l’AS Roma.
È L’Hellas di Zigoni e Maddè, del
giovanissimo Vignola e di Trevisanello, di Superchi e
Negrisolo. Il Verona di Valcareggi e del suo presidente
Garonzi.
È un grande Verona.
A Murazze di Vado, nei pressi di Bologna, il convoglio su cui
viaggia la formazione scaligera rimane coinvolto in un
gravissimo incidente ferroviario.
Senza indulgere in dietrologie, “Espresso 572 Bis” utilizza
questo episodio come punto di partenza per allargare lo
sguardo su un periodo cruciale della storia italiana.
L’Italia attraversata da quel treno maledetto è un paese scosso
da eventi drammatici. Sono i giorni del rapimento di Aldo
Moro. Giorni pesanti. Anni di Piombo.
Ma sono anche gli anni
della cosiddetta “strategia della tensione”, di atti
terroristici, non rivendicati, perpetrati da forze reazionarie
con il coinvolgimento di apparati dello Stato.
In un periodo in cui la memoria storica spesso appare come
inutile o divisiva, in cui siamo spinti a vivere in una sorta
di eterno presente nel quale si può dire tutto e il contrario di
tutto, senza rendere conto a nessuno, Espresso 572 Bis non è
solo un viaggio nel passato. Raccontare quel treno significa
raccontare un’intera nazione che, in quegli anni, viaggiava
sul filo del rasoio, sospesa tra il desiderio di cambiamento e
il terrore del collasso.
Ma significa anche ampliare lo
sguardo al nostro oggi: provare a leggere il presente
attraverso la lente di quel che è già stato.
Significa
interrogarsi sul peso della nostra responsabilità
individuale, sull’importanza di coltivare uno spirito critico,
di pretendere risposte, di cercare di comprendere ciò che
deve essere compreso.
Perché senza giustizia anche la memoria
perde significato.
Note di regia
Questo spettacolo è dedicato a chi si sporca le mani, a chi
sente come proprie anche battaglie che non lo hanno toccato
direttamente, perché è troppo facile indignarsi solo quando le
ingiustizie arrivano a sfiorarci in prima persona.
E ancora,
questo spettacolo è dedicato a chi ha preso quel treno, a chi
era in una stazione, in una banca nel momento sbagliato, a chi
per un “quasi” non si è salvato e a chi è rimasto ad aspettare
anche chi non può tornare.
Questo spettacolo è dedicato a chi
rimane.
IN SCENA:
Attori:
Giuditta De Stefano
Franco Manzini
Chiara Sirignano
Giulia Tomelleri
Tancredi Zanardi
Musicisti:
Gabriele Gabrizio Giuliani - Chitarra Elettrica, Chitarra Acustica, Voci
Matteo Micheloni - Batteria
Michele Perazzoli - Basso
Nicola Tonin - Chitarra Elettrica
08.08.26 - Lazzaretto di Verona (VR) - DEBUTTO
16.10.26 - Teatro Satiro Off (VR)
17.10.26 - Teatro Satiro Off (VR)
18.10.26 - Teatro Satiro Off (VR)
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