gioie del mio regno

la donna, senza ridere,

pensò di non dovere commentare affatto

l’uomo e i suoi miracoli venuti da un pianeta siderale,

dove l’eccesso era normale

seduti quasi increduli, felici per avere ritrovato,

chi non avevano mai incontrato

danzavano sul baratro, così leggeri

da non immaginare che potessero pensare

gioie del mio regno, che non ho,

plastica e telefoni che non voglio

l’uomo, con la mano, spinse giù la donna

che nel pianto lo ringraziò soltanto

mentre scivolavano,

qualcuno li ha sentiti

sghignazzare,

ma poteva essere un canto

il volo fu lunghissimo,

la traiettoria in culo alla banale

forza gravitazionale

spinse i corpi in circolo:

le mani che parevano salutare.

gioie del mio regno, che non ho,

plastica e telefoni che non voglio.


l’uomo che voleva distruggere il mondo

com’è che si specula, provincia dell’impero del male

compro, inganno,investo, interpreto il profitto,

che non tiene morale

non c’è niente che mi può fermare,

mi sento onnipotente e fa bene

cambio faccia, cambio auto,

cambio età e tutto è così naturale

sto pensando che, non ho proprio niente

- più niente - neanche il male, da condividere

non è che si stermina, si spostano le risorse umane

prendo tutto ciò che voglio e non c’è niente

che non si può comperare

mi distrae la lunga attesa, e mi solleva,

vedere due occhi morire

cambio nome, cambio casa,

cambio età e tutto è così spirituale

sto pensando che, non ho proprio niente

- più niente - neanche il male, da condividere

com’on baby

sto pensando che, non ho proprio niente

- più niente - neanche il male, da condividere


noir

a perdersi non ci mette niente

come schiuma nella corrente

è stata parentesi in luce,

un sentiero d’autunno senza foglie

mi pare di aver riportato ferite e tu non le hai pulite

ora schiumo, di rabbia o di tenerezza

soffio il mio vento contro la tua fortezza

il mondo non vede, tutto è diverso, dentro

non ho nemmeno uno stimolo alla bassezza,

tutto in me è poesia e bellezza

non mi asciugo nemmeno le mani dopo l’amore,

per non sporcare i tuoi vecchi stracci

mi pare di avere capito, mi pensavi morto, non ferito

mi bastano poche parole per avere ragione dei petali di viole.

il mondo non vede, tutto è diverso, dentro


soltanto un’onda elettrica

per enrico

si sostiene da sé, questo momento in polvere,

distanza in atomi

e si perde da sé, agrumi all’olfatto caduchi

e tristi comici

e mi vengono solo, da dire,

cose sciocche che potrei risparmiare

e mi manca di te

come stai scelgo di non sapere,

sei rimasto troppo tempo senza parlare:

sei soltanto un’onda elettrica nel mio sensore?

e viene da sé:

un nuovo momento palpita e nuovo suono luccica,

e si chiude da sé:

ogni difetto in pratica ruba lo spazio all’anima.

e non resta che poco da dire;

storte storie potrei ricamare

e si sente di te…

come stai scelgo di non sapere

sei rimasto ogni momento dritto nel cuore;

sei soltanto un’onda elettrica nel mio sensore.

Testi:


senza rose

guarda quella vecchia stalla inaccessibile

il nostro nido d’amore futuribile

potremmo stare chiusi in casa per difendere

la nostra razza , il nostro credo, televendite

in che stato ora si trova il mio stivale

lo usavo per andare a cogliere rose per te

così succede che si resta senza rose

così succede che la vita poi scompare,

non ci sono più pareti, le persone non ci sono più

il sole nel televisore è tutto per te

serena, è la paura, non rispondere

così succede che si resta senza rose

eh si, succede che si resta senza rose

ti prego dio signore santo,

brucia tutte le persone che non sono almeno,

almeno come me


non per il cuore

e, dolcemente, mi si chiede non pensare

un maggiore contatto con la realtà

discute sempre di ogni cosa animatamente

niente per niente, ad ognuno il suo

fottuta gente a cui si chiede di non pensare

un maggiore profitto ci salverà

chimica industriale

chimica allo scopo sperimentale

chimica per ridere e da mangiare

non per il cuore

niente per niente, ad ognuno il suo

cosa pensavi servisse venire di qua?

se guardo dentro credo di non vedere

sono senza gli occhi che lo sanno fare

mi basta la corteccia da toccare

e il mio libero arbitrio di non guardare

fottuta gente che non chiede niente

non ha paura di vivere ciecamente

non per il cuore.


come ti salvo la vita

chi ha i soldi in svizzera e poi va a pregare in chiesa

chi crede che la storia della mela è vera

e c’è chi crede nell’oroscopo e nei fiori

chi crede che qualcosa porti male a priori

come ti salvo la vita cambiando la velocità

come ti salvo dal “due minuti, pubblicità”

le conseguenze delle fiabe sulla vita

e chi non ha trovato una via d’uscita

chi non ha mai creduto all’uomo sulla luna

crede che stare al mondo sia cosa opportuna

come ti salvo la vita cambiando la velocità

come ti salvo, dal peso di una vita di avidità

come ti salvo dal coltello perfetto a tagliare a metà

come ti salvo la vita cambiando la velocità

come ti salvo, dall’amuleto e i fiori di bach

come ti salvo dal “prima e dopo

la cura” alla stupidità


le ricette di tua madre

sono il fumo che si scarica in cielo, senza modernità

so calpestare con la stessa sapienza miseria e nobiltà,

e sono il dio senza confessioni, la razionalità

e sono il sordo che non vuole sentire,

in tutta disonestà

e avrò una casa pulita anche se mi costa una vita

e avrò un’auto lucente anche se costa una vita

le ricette di tua madre per una vita migliore

sono la pianta che non vuole morire,

proprio non ci sta

e sono stato un cattivo soldato, ho odiato sua maestà

e sono stato un prete senza carriera e senza santità,

non c’è coscienza che non sia sul mercato,

come la dignità


all’anima

applausi all'anima che non si rompe

com'è che poi decidi di curare i miei fiori?

quando i miei fiori proprio non li puoi sopportare

non è il tuo stile goffo ed irritante

non ti vedo bene, lo devo ammettere,

se ti ostini a credere che la vita è tua e la puoi giocare

sono trucchi, favole da raccontare, solo chiacchiere:

credi che posso lasciati fare?

ora dopo ora mi fai incazzare. non stimolo il tuo cuore.

è un favore.

applausi all'anima che non si rompe

com'è che poi decidi di curare i miei fiori?

quando i miei fiori proprio non li puoi sopportare

non è il tuo stile goffo ed irritante

è un brutto errore non credere.

bugiardo e chi ti dice che il destino è tuo e lo puoi cambiare.

ora sono stanco e devo andare,

o è soltanto un modo per dirti che non mi fai giocare.

era dopo era, dovrà passare, ma verrà il momento per pagare.

applausi all'anima che non si rompe

com'è che poi decidi di curare i miei fiori?

quando i miei fiori proprio non li puoi sopportare

non è il tuo stile goffo ed irritante

quando i miei fiori proprio non li puoi sopportare

non è il tuo stile goffo ed irritante


formiche

formiche, nei loro piccoli costumi gialli

affrontano le onde dagli scogli,

si tuffano pensando di nuotare

le cose ci stanno sopra come gomma calda

ci plasmano, le cose che sentiamo

è osceno, inumano

vorresti vedere qualche testa dentro un cesto

ma basta ti raccontino che tutto è apposto

formiche nei loro piccoli costumi gialli

annunciano spettacolo e l’estate

non ti puoi lamentare

colonna sonora di giornate senza peso

è il cupo lamentio di chi sta sotto sospeso

vorresti capire come si può perdonare

vedere in faccia chi si fotte il mondo

ingrassi al ritmo delle multinazionali

e controlli che il tuo libro sia integrale

ti va di scherzare?

il mondo, si succhia le ferite, bastonato

ma ora non è il caso di stare a guardare

sono una noce che non si rompe

sono la voce che non c’è

sai già stare senza me

stai già meglio senza me

sono la rosa che non si schiude

sono la faccia che non c’è

stai già meglio senza me

molto meglio senza me

formiche nei loro piccoli costumi gialli

non sembra si lamentino di stare nel mare

silenzi che sporcano la nostra bella faccia

riempiono le nostre belle case pulite, ordinate

un giorno, succederà di certo per natale,

qualcuno che verrà a rivendicare potrai rifiutare?

formiche

nei piccoli costumi insanguinati

si fanno trasportare dalle onde e il vento riprende.


ora di punta

sembra che rida, ha ancora tutti i suoi denti veri,

le cose non sono più così come ieri, destra e sinistra

- tanto mangiano tutti -

non raccogliere i fiori ho avvelenato i frutti,

non raccogliere i fiori ho avvelenato i frutti:

vi odio tutti


l’angolo dell’occhio

ti sei accorta che sta per nevicare

lo sento dalle macchine, procedono con più pudore

non è possibile che tu sola non le senta, amore

ti passo una mano sul viso, dio, com’è freddo

l’ultimo bicchiere ti riscalderà

prima di dormire il vino che ti scalderà

lo senti il fracasso che fa l’orso bruno, vuole entrare

l’avrà chiamato elga, la vicina,

che ti ha sentita urlare

ma ora e tutto chiaro, tutto come da copione

il frigorifero che copre il tuo respiro

con il suo rumore

se ora non ci siamo a chi potremmo mai mancare

se non respiriamo chi potremmo disturbare

ora chiudi gli occhi è il momento devi andare

con l’angolo dell’occhio, non ti ho vista, così male


booq

2006, CD - Manzanilla MusicaDischi / Audioglobe / Shinseiki

01. Senza Rose

02. Non per il Cuore

03. Come ti Salvo la Vita

04. Le Ricette di Tua Madre

05. All'Anima

06. Formiche

07. Ora di Punta

08. L'Angolo dell'Occhio

09. Gioie del Mio Regno

10. L'Uomo che Voleva Distruggere il Mondo

11. Noir

12. Soltanto un'Onda Elettrica / Musica per il Teatro Atto III

Recensioni:


ROCKERILLA

Regina Mab - "booq" (2006, Manzanilla MusicaDischi/Audioglobe)

Attivi ormai da dieci anni, i veronesi Regina Mab escono con il loro primo albo vero e proprio, il primo cioè, a differenza delle prove precedenti, ad avere un’etichetta di supporto (Manzanilla MusicaDischi) e una distribuzione ordinata (Audioglobe). L’albo è l’occasione tanto attesa, una vetrina in cui mostrare le proprie migliori inclinazioni: un rock dai chiari lineamenti pop, sporcato qua e là da chitare distorte, che non si tirano indietro quando è tempo di accelerare (“non per il cuore”, “le ricette di tua madre”), senza disdegnare passi più riflessivi (“l’angolo dell’occhio”, “noir”).

Approccio cantautoriale nei testi, a volte forse un po’ troppo sopra le righe, ma che vivono di un’apprezzabile tensione narrativa. Marco Castrovinci


LASCENA.IT

Regina Mab - "booq" (2006, Manzanilla MusicaDischi/Audioglobe)

Con questo “Booq” i Regina Mab esordiscono a livello ufficiale, anche se vantano già una discreta produzione con tre album autoprodotti e una manciata di demo. Provengono da Verona e, senza pretesa alcuna di strafare, propongono un ottimo pop-rock, piacevole e dignitoso. Accostabili, in particolare per le molodie ai Negramaro, si esprimono molto bene con le chitarre, sia quando riescono abilmente ad intrecciarle, come nella serrata Non per il cuore, sia quando la sei corde preferisce prendersi un acido ed intraprendere un bel viaggio nei meandri di un blues-stoner, come nella breve ed intensa Ora di punta o nella percussiva Le ricette di tua madre. Qua e là dispensano buon funky, miscelandolo di volta in volta con il pop (All’anima) o con un tirato rhythm’n’blues (Senza rose).

Il quintetto veronese non pago di ciò, dà la sensazione di sentirsi stretto nella formula pop, in particolare quando ad un brano come Gioie del mio regno preferisce cambiare visibilmente registro stilistico attribuendogli un bizzarro finale dalle affascinanti e incandescenti tinte jazz-free hardcore.

Tra i testi, quello che merita un approfondimento è Formiche, per il suo richiamo alle problematiche dell’inquinamento, ma senza retorica e con una giusta dose di ermetismo. Come dicevamo all’inizio, niente di nuovo sotto il sole: a suo modo un ottimo pop-rock, ben curato ed interessante, proprio perché si lascia contaminare da generi d’impatto meno immediato.

Vittorio Lannutti


LOSINGTODAY

Regina Mab - "booq" (2006, Manzanilla MusicaDischi/Audioglobe)

“booq” e il primo e il quarto album dei Regina Mab: il primo ad avere un’etichetta ed una distribuzione, il quarto di una carriera cominciata a Verona nel 1996 e fatta di dischi autoprodotti e compilation, ma segnata soprattutto dell’esperienza di dieci anni di live, tra piccoli palchi e vetrine importanti come spalla per Bluvertigo, Quintorigo, Cesare Basile.

Tutto ciò ha influito sul sound dei Regina Mab, trasformandolo in un rock compatto, caratterizzato dagli intrecci delle due chitarre e da un’attenzione particolare per il ritmo, grazie ad una sezione ritmica solida ed in bella evidenza.

L’impatto sonoro rimanda ai Pearl Jam più aggressivi (“Le ricette di tua madre”), la chitarra che fende reef ad incorniciare la voce fa l’occhiolino al Buckley più elettrico (“All’anima”), l’approccio ritmico ricco e complesso ricorda il sound “rock-funky” di band americane come gli Incubus (“Ora di punta”).

A nostro parere però le cose migliori succedono quando la distorsione si abbassa di una tacca, quando da “lead” si passa a “crunch”, e trovano maggiore spazio le sfumature della voce e gli intrecci armonici delle chitarre (come in “Gioie del mio regno” o “Soltanto un’onda elettrica”), oppure quando al suono granitico e compatto si sostituiscono pieni e vuoti, come nel brano d’apertura “Senza Rose”, che ha dalla sua anche la sorpresa di una bella chitarra country-pulp.

VALERIO MINELLI


FUORI DAL MUCCHIO

Regina Mab - "booq" (2006, Manzanilla MusicaDischi/Audioglobe)

Autori di un robusto rock cantato in italiano, che media chitarre aggressive e una spiccata vena melodica, i Regina Mab hanno alle spalle una manciata di produzioni tra album più o meno autoprodotti e demo, essendosi formati ormai una decina di anni fa in quel di Verona. La formula proposta dal quartetto in questo “Booq”, debutto su Manzanilla MusicaDischi, è quella di cui sopra, cui si aggiunge il pregio di aggirare agevolmente il pericolo di finire in quel confuso territorio soft-hard dove si posizionano realtà come i Negramaro, ovvero l’asperità e l’aggressività del rock spiegata in italiano al popolo distratto delle suonerie; ostacolo aggirato grazie ad una innegabile energia che trasuda dagli amplificatori e a testi che utilizzano una lingua semplice ma mai banale e sufficientemente immaginifica. Pregio innegabile, che tuttavia viene un poco smorzato da quello che sembra essere il difetto congenito della formula: una certa vena epico-melodica che rischia sempre di finire sopra le righe. Difetto che in questo caso, ci teniamo a ribadirlo, è sotto la soglia del non ritorno, e che viene completamente esorcizzato e neutralizzato nel breve e pastoso hard blues di “Ora di punta”, puntellato di screziature e fiati, e nel tentativo più che riuscito di ballata scanzonata e notturna intitolata “L’angolo dell’occhio”. Nulla di particolarmente nuovo, nel complesso, ma un rock italiano di più che discreta fattura racchiuso in un disco di buon livello.

Alessandro Besselva Averame


ROCKSOUND

Regina Mab - "booq" (2006, Manzanilla MusicaDischi/Audioglobe)

A Verona "booq" si scrive minuscolo perchè deve essere così sia al contrario che allo specchio. Eppure musicalmente il cantante Franco Manzini e gli altri quattro del combo dei Regina Mab nè vanno indietro, nè si riflettono in immagini di mero apparire.

Questo è puro rock italiano della qualità migliore. Tra riflessioni personali e sulle realtà bugiarde del mondo che ci circonda, il quintetto passa con armonia dalla melodia al tiro più spinto senza perdere mai la propria personalità.

BV


KRONIC

Regina Mab - "booq" (2006, Manzanilla MusicaDischi/Audioglobe)

Rock a due facce "booq". Palindromo. Lo si legge sia da un parte che dall`altra. Nome quanto mai significativo per inquadrare il quarto lavoro dei veneti Regina Mab. Diciamo quarto perchè ci piace l`idea di considerare "validi" anche i dischi precedenti, seppur privi di etichetta e distribuzione. Però quando c`è del lavoro (che ci riporta indietro tra l`altro fino al 1996), è bene apprezzarlo.

Proprio come “booq” Il pop rock dei Regina Mab si presta ad una duplice lettura. Gioca sugli equilibri dati dalla solidità della base ritmica e dal continuo parlarsi delle due chitarre che donano al tutto una discreta solidità d`ascolto. Ed "equilibrio" è appunto la parola magica. Laddove riescono a trovarlo i nostri dimostrano una buona propensione melodica ("Gioie del mio regno"), ottime capacità compositive ed una convincente compattezza di suono ("Le ricette di tua madre").

Duplice lettura, si diceva. In booq, rovescio della medaglia sono gli eccessi melodici che ne imprigionano il suono e l`energia, ammorbidendolo ed annacquandolo forse un pò troppo. Strade senza uscita dalle quali speriamo i Regina Mab sappiano tirarsi fuori seguendo il sentiero (più Pearl Jam, meno Negramaro) che li ha portati ad episodi molto meno elaborati ma dal notevole impatto e dall’indiscussa purezza (“Ora di Punta”).

Emmanuele Margiotta


SENTIRE ASCOLTARE

Regina Mab - "booq" (2006, Manzanilla MusicaDischi/Audioglobe)

Verona e dintorni, per i Regina Mab, sono sinonimo di rock urticante, spesso poco convenzionale, impastato di chitarre elettriche rigorose, sottomesso ad una perseverante vena cantautorale, ironico ed energetico, trascinante e ruvido al punto giusto. Una formula che in virtù delle strutture armoniche fluttuanti sa trasformarsi anche in pop dal notevole appeal, come del resto in un dispiego volontario di prolissi assalti melodici (il debordìo sonico di Formiche). Il dato da rilevare, in questo caso, è forse la facilità con cui il gruppo riesce a gestire le difformità che ispirano il suono, conciliando testi in italiano a ritmiche dispari – In Come ti salvo la vita i Sux! di Giorgio Ciccarelli vanno a braccetto con la Sweet Jane di Lou Reed -, fondendo leggerezze jazz e overdrive compressi come sardine – la tromba e i il riff magmatico di Ora di Punta -, perdendosi in fumose atmosfere da night-club (L'angolo dell'occhio).

Un procedere in linea retta che ha l'unico difetto di tergiversare – talvolta troppo a lungo - tra le miriadi di note che escono dagli amplificatori, col pericolo di nascondere l'evidente personalità sotto un coacervo di idee e spunti sparsi. Piccolezze che rischiano di far passare un progetto pur degno di nota per il “solito” dischetto indie.

di Fabrizio Zampighi


MUSICAROMA UNDERGROUND

Regina Mab - "booq" (2006, Manzanilla MusicaDischi/Audioglobe)

I Regina Mab nascono su, a Verona, nel 1995 ed hanno alle spalle una discografia abbastanza continua, tra demo, ep, singoli oltre ad aver aperto concerti per Bluevertigo, Quintorigo, Cesare Basile, Marta Sui Tubi. Questo è il primo disco ufficiale uscito per Manzanilla e distribuito per Audioglobe. Loro nella bio ci dicono che il cd è semplice, che non è un cd di protesta, non ci sono messaggi subliminali, non è contro niente ma è sincero, ecco. Bene. Sarò sincero anche io: il disco non mi piace. Siamo di fronte a un prodotto di quello che si suol chiamare rock italiano con le inluenze classiche, un po' di Pearl Jam, un po' di Timoria, Marlene Kuntz e via dicendo. Ma non bastano le influenze, ci vogliono le canzoni e non ci sono, c'è solo un brano che spicca su 12, "Noir", bello, suadente, libero e il finale strumentale di "Soltanto Un'onda Elettrica". (Tra l'altro devo dire che ho trovato delle somiglianze paurose con i nostrani Ondamedia). Il resto è tutto troppo già sentito, trito e ritrito, ho fatto una fatica immane ad ascoltarlo 4/5 volte per intero. Ho pensato che dovevo concedergli un altro ascolto e poi ancora un altro perchè doveva esserci qualcosa che poteva andare, e invece niente, alla fine mi sono dovuto arrendere all'evidenza della noia. Mi spiace perchè il cantante ha una gran bella voce, ma non è sufficiente, senza la musica non c'è bella voce che tenga. Rimandati.

D.N.